Sunday, June 25, 2017

“Let’s become a bilingual family”

May 25, 2012 by admin  
Filed under Children and Foreign languages

Let’s become a bilingual family is an European project called Bilfam, run by the University of Sapienza in Rome, together with European Partners such as the University of Edinburgh and the Life Long learning Programme.

Children aged 0-11 from 125 families from 5 different European countries will learn a foreign language in a everyday context. The children together with their parents will embark on the adventure of learning a new language with the dinocrocs Hocus and Lotus. half dinosaurs and half cocrodile cartoon characters. Parents do not have to know the language but they are requested to engage with their children in playing with them using a variety of means ranging from dvds to books and much more.

The method used has been devised by by Traute Taeschner, a professor at Unviersity of Sapienza in Language and Communication.

In Italy 39 families take part and their motivation varies from wanting to offer better opportunities to their children to the awareness that the knowledge of a foreign language makes children and adults alike more open minded and will help increase learning abilities as well as focus and  concentration. The project has been up and running since 2010 and first results are expected to becollated by the end of 2102. The website explains the aims of the project in details.

The key to the success of the project does not consist in the  complexity of the learning tasks but rather in the regular and daily commitment which can be just half an hour per day.

What follows here is the article in Italian taken from www.repubblica.it  on 25th of May 2012

 

IL PROGETTO
Bilingue per gioco, in famiglia

con le avventure di Hocus e Lotus
Si chiama BilFam, “let’s become a bilingual family” la sperimentazione dell’Università La Sapienza in un contesto europeo. Partecipano 125 nuclei
familiari, da 5 diversi paesi. Seguendo le avventure di due “dinocroc”, i bambini da 0 a 11 anni imparano una seconda lingua, in un contesto domestico e quotidiano

di ALESSIA MANFREDI

BASTA un quarto d’ora al giorno divertendosi con mamma e papà, per iniziare a imparare una nuova lingua fin da piccoli.
Giocando, vivendola insieme, scoprendo poco alla volta che suoni sconosciuti diventano sempre più familiari. Finché un bel giorno viene magari spontaneo
chiedere a colazione milk and cookies.

E’ proprio sulla dimensione domestica e quotidiana che punta “BilFam, let’s become a bilingual family”, progetto europeo di educazione bilingue dell’Università La Sapienza di Roma, con diversi partner 1, che utilizza un modello già sperimentato con successo in 120 scuole dell’infanzia e primarie, adattandolo al contesto familiare. E non è necessario che i genitori abbiano già una buona conoscenza della seconda lingua: si può anche partire da zero, il gioco sta nel “mettersi in gioco” insieme, dedicando ai più piccoli tempo e attività da fare in comune, consolidando allo stesso tempo nuove conoscenze.

Con l’aiuto di Hocus e Lotus, due “dinocroc”, metà dinosauri e metà coccodrilli, e delle loro avventure, i bambini da 0 a 11 anni si avvicinano alla nuova lingua, seguendo il metodo messo a punto dalla professoressa Traute Taeschner della cattedra di Psicologia del linguaggio e della comunicazione a La Sapienza.

Inglese, ma non solo, si può scegliere anche francese, tedesco o spagnolo. Il progetto è partito nel 2010 e vi partecipano 125 famiglie di cinque paesi europei. “Lo spunto è partito proprio dalle famiglie che chiedevano di essere più coinvolte nell’insegnamento della lingua” racconta Sabine Pirchio, coordinatrice del progetto. In
Italia erano partite in 39, e ora, dopo qualche rinuncia in corso d’opera, ne sono rimaste 31.

Gli strumenti didattici vanno dai dvd alle canzoni ai libri da sfogliare insieme; situazioni di gioco, “playgroup”, incontri periodici con le altre famiglie che vivono la stessa esperienza. Sul sito 2 dedicato a BilFam è spiegato il contesto del progetto, si danno e raccolgono informazioni, ci sono forum e testimonianze dirette per condividere successi e difficoltà. Si viene seguiti da un tutor, ma ci sono anche incontri periodici
con le altre famiglie coinvolte.

Le conclusioni si tireranno dopo l’estate, al termine dei due anni di sperimentazione. Finora è stato osservato che quando si riesce a dedicarcisi con un impegno continuo, ogni giorno – mezz’ora di tempo, ma basta anche meno – i risultati arrivano.

“Abbiamo trovato famiglie estremamente motivate e non sono solo i genitori ad essere coinvolti. Spesso sono i bambini a trascinare, proponendo nuovi modi
per usare la nuova lingua anche al di fuori del contesto di apprendimento”, continua la dottoressa Pirchio.

Si può scegliere di provarci per curiosità, per sfida, per dare ai propri figli qualcuno dei vantaggi che il bilinguismo comporta, dall’apertura mentale alla
maggiore facilità di apprendimento e capacità di concentrazione. O semplicemente per fare insieme qualcosa di speciale: “Non è solo questione
di imparare, ma di vivere momenti belli in famiglia, usando un’altra lingua, che diventa veicolo di relazione”, dice ancora la coordinatrice.

Quello che importa non è tanto il tempo, quanto la frequenza delle attività. “Chiediamo ai genitori un impegno anche minimo ma quotidiano: può essere
un cartone animato guardato insieme, una canzone da cantare. Le attività più complesse si possono fare una, due volte a settimana”.

In questo modo le conoscenze si consolidano e la lingua può diventare automatica. E arriva la soddisfazione di vedere i bambini uscire progressivamente dal contesto dell’insegnamento/apprendimento e usare la seconda lingua in modo naturale, errori compresi.

“E’ un’esperienza che seguirei all’infinito”, racconta Michela, mamma quarantaduenne che partecipa a BilFam. Per lei lo stimolo è venuto da un cugino
che ha sposato una ragazza americana: le piaceva l’idea che le sue figlie, Matilde e Costanza, quattro e due anni e mezzo, potessero andare in America con
i cugini e parlare con loro in inglese. Ha visto la locandina del progetto al nido, ha fatto domanda, è stata selezionata. Da lì è iniziato un viaggio fatto
di scoperte, intimità e progressi quotidiani, che vorrebbe far durare il più a lungo possibile. E’ lo stesso auspicio di Sabine Pirchio: “l’ambizione è
quella di uscire dal progetto accademico, uscire dalla sperimentazione”, conclude, “per farla diventare una pratica comune”.

 

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